Un’opera dal forte valore simbolico, capace di intrecciare storia, emozioni e identità culturale
attraverso un racconto sospeso tra realtà e suggestione poetica è certamente il cortometraggio “Il
tempo Ritrovato”, diretto da Annarita Borelli e presentato al Festival Internazionale del Cinema di
Pompei.
Girato tra il Parco Archeologico di Pompei e la spiaggia di Rovigliano a Torre Annunziata, il film
trasforma luoghi carichi di storia in protagonisti della narrazione, accompagnando lo spettatore in
un viaggio attraverso il tempo, la memoria e le tracce lasciate dalle generazioni che si sono
succedute nei secoli. Un percorso impreziosito dalla voce narrante di Luca Ward e dalle
interpretazioni di Veronica Olivier, Gino Rivieccio, Fabrizio Nevola, Annarita Borelli e Alessio Sica.
Tra i protagonisti del cortometraggio “Il Tempo Ritrovato”, Gino Rivieccio ha condiviso il set con
Enrico Vanzina, vivendo un’esperienza artistica e umana che ha lasciato un segno profondo.
L’attore e autore napoletano racconta di aver conosciuto Vanzina già lo scorso anno, in occasione
della prima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, dove partecipava con il
proprio film in concorso, unico titolo italiano selezionato nella competizione, “Da cosa nasce cosa”.
L’attore e autore napoletano racconta di aver conosciuto Vanzina già lo scorso anno, in occasione
della prima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, dove partecipava con il
proprio film in concorso, unico titolo italiano selezionato nella competizione.
A colpire l’artista napoletano è stata soprattutto la dedizione che Vanzina mette nel suo lavoro: «ho
potuto apprezzare aspetti del suo carattere che prima non conoscevo: la passione, l’amore e
l’impegno che dedica a tutto ciò che fa, dalla prima all’ultima delle cose. È una qualità rara e
preziosa».
Ma il legame tra i due si è rafforzato anche grazie a un elemento culturale e identitario che
Rivieccio sente particolarmente vicino. «La cosa che più mi piace di Enrico Vanzina è che nella
sua romanità trasuda una profonda napoletanità. È una caratteristica che emerge continuamente,
nei suoi racconti, nei ricordi, negli aneddoti e nei pensieri che condivide».
Secondo Rivieccio, questa sensibilità affonda le sue radici nella storia familiare di Vanzina. «Penso
al padre, il grande regista Steno, che ha diretto attori giganti della comicità napoletana come
Peppino De Filippo e Totò, e penso allo stesso Enrico, che ha sempre dimostrato un amore sincero
per Napoli e per i napoletani. È un amore che si percepisce in ogni gesto, in ogni parola».
Una sintonia che sul set si è trasformata in immediata complicità: un feeling e un legame mentale e
umorale autentico; una vera e propria – per usare un termine contemporaneo – connessione
artistica e personale. «Per un napoletano è molto facile lavorare con Enrico Vanzina. Si crea subito
un feeling, un legame autentico. Si stabilisce quella che oggi chiameremmo una connessione
mentale e umorale, che poi si riflette naturalmente nel lavoro e nella collaborazione artistica».
“Il Tempo Ritrovato” rappresenta così non soltanto un progetto cinematografico di valore, ma
anche l’occasione per testimoniare un incontro speciale tra due personalità del mondo dello
spettacolo unite dalla passione per il cinema e da un profondo amore per la cultura italiana, con
Napoli a fare da ponte ideale tra le loro sensibilità artistiche.
a cura della redazione







