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“Il cacciatore di mosche”: l’amore fragile di chi vive con la sindrome di Tourette

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Un amore improbabile, un protagonista fragile e una storia che unisce realismo crudo e sensibilità
sociale. Il cacciatore di mosche è il lungometraggio diretto da Emiliano Ferrera che porta sullo
schermo una vicenda intensa e contemporanea, mettendo al centro la vita di chi convive con la
Sindrome di Tourette.
Il protagonista, Giovanni (interpretato da Emiliano Ferrera), vive una quotidianità punteggiata da tic
vocali e motori che lo rendono, suo malgrado, un bersaglio per lo scherno dei passanti e per il
giudizio tagliente di una società che non sa dove collocarlo. La sua è una lotta silenziosa ma
ferocissima per l’indipendenza, un tentativo di svincolarsi dalle premure soffocanti della madre e di
trovare un posto nel mondo che non sia definito soltanto dalla sua diagnosi.
In questo scenario di isolamento fiorisce però un sentimento inatteso: un amore quasi platonico e
ossessivo per Alice, attrice cinematografica interpretata da Giulia Morgani. Giovanni non l’ha mai
incontrata, ma il destino finirà per incrociare le loro strade. Da quell’incontro inatteso e inaspettato,
la malattia diventa una presenza ingombrante, pronta a mettere alla prova ogni momento di felicità.
Oltre alla dimensione romantica, Il cacciatore di mosche affronta il tema del disagio sociale legato
alla Tourette. La patologia, ancora oggi poco compresa, si accompagna spesso ad altri disturbi
psicologici come ansia, depressione e comportamenti compulsivi. Il film cerca di ribaltare lo
sguardo dello spettatore, ricordando che dietro la malattia esiste prima di tutto una persona con
talento, sensibilità e dignità.
Pur trattando un tema delicato, l’opera non rinuncia alla dimensione dell’intrattenimento. Il racconto
alterna momenti duri e quasi underground a passaggi più leggeri e ironici. Lo stile è moderno e
internazionale, ma conserva una traccia di quel neorealismo che ha reso celebre il cinema italiano
nel mondo.
Il progetto si propone anche come opera di forte valore sociale. La Tourette è infatti ancora oggetto
di studio e il film si inserisce nel dibattito culturale e scientifico contribuendo a diffondere
consapevolezza su una condizione spesso ignorata o fraintesa. Non c’è traccia di pietismo nella
pellicola: emerge piuttosto il desiderio di restituire dignità a una persona che è molto più dei suoi
tic. L’alternanza tra momenti di cruda verità e passaggi venati di un’ironia sottile rende la visione
coinvolgente anche per un pubblico internazionale.
Il film si candida inoltre a trovare spazio nel circuito dei festival, dove storie di forte impatto umano
e sociale incontrano spesso l’interesse del pubblico e della critica.
La sceneggiatura è firmata da Giulia Morgani e Emiliano Ferrera, mentre le musiche originali sono
di Klaus Veri. La produzione è di Officina 111 in collaborazione con FUIS – Federazione Unitaria
Italiana Scrittori, Mechanismo e Geko Film e Andrea Leone.
Con il patrocinio e il supporto di Tourette Italia ETS, il film prova a raccontare la fragilità senza
pietismo e l’amore senza filtri, dimostrando che anche dietro i tic e le difficoltà può nascondersi una
storia capace di emozionare e far riflettere.

 

 

a cura della redazione

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